Il libro di Delia Vaccarello si rivolge a interlocutori diversi

I giovani per la prima volta sentono un adulto parlare come loro, di loro e per loro in quello che non è un manuale, non è un testo di psicologia distante, irritante e per certi aspetti pericoloso, non è un’inchiesta giornalistica che si nutre di clamore e senso del morboso, non è realtà romanzesca.
I ragazzi e le ragazze raccontano alla scrittrice le loro emozioni, i gesti e gli interrogativi quotidiani, Delia ne trae dei “viaggi” (sette per ognuna delle sette storie) nei quali mettendo a fuoco i fotogrammi fondamentali delle vicende si svelano i particolari nascosti, il cuore delle sensazioni, delle parole e dei comportamenti. In sostanza si tratta di coppie degli stessi viaggi prima “proiettati” per così dire sulle pagine e poi ripercorsi dall’interno. Ci sono dunque due punti di vista, due diverse macchine da presa: occhi e anima, immagine e senso.
Non esiste un unico Autore e un unico Narratore ma Autori e Narratori. Quindi in realtà ci sono più occhi e più anime.
Non si nota sovrapposizione o prevaricazione, sembra che il tutto nasca “spontaneo” , “da sè “, “dall’interno”.
Tra osservazione del documento e riflessione la guida che Delia propone è dunque sempre strettamente intrecciata con la presenza attiva dei giovani.
I “brizzolati”, detti anche “sale e pepe”- cioè gli adulti, i genitori o gli insegnanti ai quali il libro è pure rivolto indirettamente- lo ricevono spesso come un pugno in pieno petto: ciò che manca in questa opera è lo schierarsi da una parte piuttosto che dall’altra per distribuire torto o ragione, mentre è presente invece una grande capacità di ascoltare, descrivere e riflettere con estrema apertura, senza pregiudizi di “letture” classiche che altrove sono diventate spesso armature alle quali adattare la realtà finendo con il deformarla.
Allora l’adulto si sente forse un po’ imbarazzato quasi tradito poichè questo libro non “risponde” secondo le comuni modalità dei gruppi (tu di là io di qua, tu picccolo impari io grande ti guido) ma “risponde” con una voce diversa: quella del “cerchiamo insieme, apprendiamo insieme”.
L’adulto sicuramente si chiede come avrà fatto Delia a far parlare “così ” ragazzi e ragazze: semplicemente li ha “ascoltati” disposta a liberarsi totalmente dei suoi preconcetti. Una Natività , uno Stupore ab origine, che ha trovato subito corrispondenza dall’altra parte.
Per questo sono convinta che il breve e particolarissimo saggio di Delia Vaccarello -impreziosito da una “avvertenza ai brizzolati”, da una serie di indicazioni relative a film importanti che hanno affrontato il tema in questione e da un elenco di siti e blog immediatamente fruibili da ragazzi e ragazzi- sia destinato a smuovere molte acque per la assoluta novità dell’approccio e della costruizione.
Anche graficamente alcune soluzioni originali contribuiscono alla già alta leggibilità dell’opera: dalla copertina in stile “cartone”, ai marchi diversificati a capo paragrafo, all’impareggiabile Mukkelia (una vera mucca quasi disneyana). La funzione del personaggio Mukkelia è plurima: esorcizza un cognome buffo; avvicina ancor di più la docente/scrittrice/giornalista della penultima di copertina ai destinari diretti e indiretti; Mukkelia svolge anche il ruolo di “alleggerire” alcuni passaggi delicati e quello inoltre di “scardinare” dei tabù grazie alla sua natura animale non umana ma pensante e parlante. Vi lascio la curiosità di scoprire cosa dice…..
Mukkelia è un velato invito a non perder di vista infine la lezione della Natura che spesso in situzioni complicate dagli umani e dai loro precotti e ciechi giudizi, ci mostra strade più semplici e realistiche (naturali appunto).
Vi è poi una raccolta di frasi sull’amore scritte dai giovani incontrati nelle assemblee scolastiche: in questa sezione ragazze e ragazzi definiscono quel sentimento a modo loro e interrogano insieme e indiretttamente l’interlocutrice. Il libro è partito anche da qui, anzi soprattutto da qui oltre che dalle numerose mail che sono giunte alla posta di “Uno, due, tre…liberi tutti”, la pagina quindicinale sulle identità che Delia Vaccarello cura da cinque anni sul quotidiano l’ Unità .
Alla fine della lettura resta la fondata impressione che le ultime generazioni sono problematiche e che soprattutto non sono ciniche e superficiali solo “abbandonate” a se stesse, sconosciute agli adulti che ne giudicano le apparenze trascinati nell’mmmagine che la tv “addormentificio” tenta di far passare di loro: o viziati ,miseri spiritualmente, indolenti e inconcludenti o contestatori senza idee.
Invece no.
Il popolo di L’amore secondo noi, al contrario, è vivo, sperimentatore, ribelle alle stupidaggini, collaborativo, osservatore, capace di emozionarsi, innamorato.

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